Lettera alla me 18enne

Cara Margherita,
Luca ti mollerà. Quando tornerai dalla California, la sera stessa. Ti darà una motivazione del cazzo. Non credergli. Ti dirà qualcun altro il vero motivo.
Lo so, sarà dura. Ci sono passata. Ma lo rivedrai. Tra sei anni circa lo rivedrai. Una sera, mentre sei in giro per la città con una bottiglia di vodka in mano. Ti ringrazierà perché gli hai consigliato di studiare all’università, perché sapevi cos’era meglio per lui, perché credevi in lui. Di te gli rimarrà un bel ricordo e l’opuscolo della facoltà di ingegneria. Immagazzina quello che ti dirà ma no, anche se ti ha chiesto di vedervi per un caffè, quel caffè non lo prenderete mai. O almeno non insieme.
Dopo di lui sì, frequenterai altre persone. Ti innamorerai ma ogni volta ti sembrerà la prima volta perché di ognuno ti innamorerai in modo diverso.
Vorrei dirti che alcuni sarebbe meglio se non li frequentassi, specie quello che poi denuncerai. Ma del resto ognuno di loro ti insegnerà qualcosa di fondamentale, quindi lasciati andare.
Andrai a vivere a Milano. Ti consiglierei di non lasciare mai quella città ma non ti preoccupare, ci tornerai.
Prendi coraggio quando sei lì e vai nel pub sotto casa. So che può sembrarti triste e imbarazzante ma entra e siediti al bancone. Bevi qualcosa. Ancora non lo sai ma lì ci sono le persone più importanti della tua vita e frequentando quel posto le conoscerai.
Persone che ci saranno sempre quando avrai bisogno, anche nel momento in cui il vicino con il BMW chiamerà i vigili per far rimuovere la tua auto e tu te ne accorgerai una sera tornando da lezione.
Pulisci sempre casa e tieni il frigo pieno perché inviterai tantissima gente.
Un giorno ti verrà voglia di prendere una gatta e sarà lei a calmarti in molte situazioni. Anche se mamma ti ammazzerà nel momento in cui la porterai a casa in una gabbia per criceti.
A proposito di mamma, passa più tempo che puoi con lei. Le mentirai sempre meno e ti confronterai sempre più.
Per quanto riguarda papà, tra un anno gli insegnerai per caso a giocare a sudoku e questo lo aiuterà ogni giorno a scaricare la tensione. Ti sembrerà poco ma non lo è.
Alcuni amici d’infanzia saranno sempre al tuo fianco, altri se ne andranno e rimarranno i loro nomi scritti su un muro insieme al tuo.
Se un ragazzo di Firenze dovesse chiederti a quale Casa appartieni, tu rispondi “Serpeverde”. Nascerà un’amicizia di quelle che scaldano il cuore.
Ricordati di Walter. Sempre.
Riuscirai a recuperare i rapporti con quasi tutti quelli con cui vorrai recuperarli. Ci metterai mesi, magari anni. Ma poi ci riuscirai.
Avrai solo due fallimenti: tuo fratello e una persona fondamentale nel periodo in cui ti sto scrivendo ora.
Per quanto tu non ci possa credere, ti farai due tatuaggi: uno riguarderà la matematica e l’altro la chimica. Tutti e due riguarderanno una persona.
Anche se non capirai mai perché, verrai definita “completamente matta”. Ma divertente. In fondo è vero, non dovrai far nulla di particolare per far accadere qualcosa di spassoso. Ci sarà una persona che ti fisserà dicendoti “Sto solo aspettando ti accada qualcosa di divertente” e ti rimarrà quella frase in testa per anni.
Non sarà sempre tutto rose e fiori, sia chiaro. Soffrirai anche di attacchi di panico per cose banali. Ti sembrerà di morire ogni fottuta volta. Ma non sarà il peggio che dovrai affrontare. Toccherai momenti così bassi che ti sembrerà di entrare in sintonia anche con le canzoni di Tiziano Ferro.
Passerai un periodo in compagnia di benzodiazepine. Tra l’altro ho scoperto di recente che un uso smoderato aumenta il rischio di alzheimer, quindi conviene che scriviamo tantissimo così magari ci aiuterà in futuro.
Ah, sì, ricordati di scrivere. Sempre. Anche su tutti quei quaderni. Tra due anni circa aprirai per caso un blog e lo riempirai di cose riguardanti l’amore. Arriverai a 7000 followers e alcuni di questi diventeranno veri e propri amici.
Lascia perdere il 2014. Un anno di merda. Finirai pure in ospedale un sacco di volte (no, smettere di mangiare carne non è stata una bella idea in quel periodo ma dovevamo farlo).
Canta almeno una canzone al giorno. Anche con la voce strozzata.
Non vergognarti del tuo lato nerd. Se qualcuno dovesse fartelo pesare, minaccialo con una spada laser.
Sii sincera nell’esprimere sentimenti o rovinerai relazioni. E anche un po’ te stessa.
E no, non imparerai mai a prendere il sole senza scottarti.

Vedi, Margherita, arriverai a 27 anni a pezzi. Affronterai cose che neanche immagini. Nel momento in cui scriverai questa lettera avrai un labbro spaccato in tre parti e il cuore spaccato in tremila. E non per amore.
Accumulerai un sacco di cose da dire. Ti pentirai spesso per quello che hai detto e quasi mai per quello che hai taciuto.
Ma se sarai sempre stata te stessa, avrai amici con spalle abbastanza larghe da abbracciarti tutta. E sarai felice, nonostante tutto.
Sei migliore di quel che credi.
Anche se non ti diranno più “Sei splendida”, tu ricordati di splendere sempre.
Prenditi cura di te.

Diciannove Sei Sedici

Delle relazioni, quando proprio son finite, in qualsiasi modo finiscano, mi piace chiudere i bei ricordi in una canzone.
Una canzone di quelle che non ascolto spesso ma in cui quasi ogni frase è quella giusta.
Una canzone che smetterò di sentire e poi tra anni magari passerà per caso alla radio e io sorriderò ancora perché si aprirà il cassetto dei ricordi che usciranno a caso, confusi.

Dai biglietti lasciati sullo specchio per ricordarti quanto sei bello.
Alle favole raccontate nudi nel letto, interrotte da baci sul fianco.

Da chi ero prima.
A chi sono adesso.
A chi diventerò.

Ed è giusto farlo oggi, a 3 mesi dal simbolo che ho tatuato e che racchiude una parte specifica di tutto questo percorso.
Tatuato nel punto dove mi mordevi.

 

E ancora cambio umore se ti penso,
è un bel po’ che non ti sento,
ma non mi frega cosa stai facendo,
dentro ho un’immagine di te che non parla,
l’ho fatta per guardarla e non voglio rovinarla.
E tengo solo il buono, come il tuo profumo,
che mi ha sballato più di ogni cosa abbia bevuto o fumato,
e mai nessuna foto
renderà giustizia al tuo sorriso quando esplode all’improvviso sul tuo viso,
lascia stare,
domani avrò un altro posto dove andare,
e un’altra rima da inventare,
e neanche so dove saranno i miei pensieri,
forse sarai solo una luce che illumina il mio ieri

 

Diciotto Sei Sedici

Milano è tante cose per me.

È scoprire un pub sotto casa.
Incontrarci gente che non perdi più.
È uscire di casa e non sapere quando tornerai e come.
È sapersi vestire per ogni occasione.
È chiamare un amico e vederlo entrare in casa con una camicia in mano perché “Boh, dopo voglio vestirmi bene”.
È essere iperattiva.
È una persona che hai visto due volte e ti dice “Oh, martedì vieni a Parigi con me? Vado in macchina”.
È chiedere “Chi mi presta un’auto? Voglio stendermi due minuti” e vedere gente che non conosci che ti allunga le chiavi.
È un sacco di cose che non mi vengono in mente perché ieri alle 11 sono entrata al pub chiedendo “Un vodka lemon e una brioche”.

Vorrei raccontare tutte queste cose e molte altre a chi mi dice “Ma perché vuoi tornare sempre a Milano?”.

Milano è quella città dove sono adesso mentre scrivo questo post con una mano sola.
Mentre sorseggio tè verde.
Dopo aver fatto la doccia.
Con un cane su un letto.
Su un letto non mio.
Con solo due ore di sonno.
Mentre il padrone di casa è in un altro stato.
Vestita e pronta per ogni occasione, in attesa che mi dicano cosa fare.
Con un mal di testa che non mi passa neanche se la cambio.

Quattordici Cinque Sedici

Se c’è una cosa che non ho mai capito delle relazioni è come chiuderle.
Si chiudono tutte?
Alcune non finiscono mai?
Alcune fanno giri immensi e poi ritornano?
Alcune fanno giri immensi e poi stocazzo?

Tipo io posso non sentire un’amica per mesi e poi quando la rivedo abbiamo più cose da raccontarci.

Poi ci sono le relazioni che devono stare un periodo ‘a maggese’.

Poi ci sono quelle dove te ne devi andare.

Poi ci sono quelle dove se ne va l’altro e tu stai male come un cane e l’altro se ne sbatte le palle. Poi l’altro dopo giorni, mesi, anni torna e ti dice “Scusa, era necessario”. Era necessario per chi? Coglione. E scopri che la relazione per te è chiusa nel momento in cui dici ‘coglione’. O può ripartire da ‘coglione’.

Poi ci sono quelle che sono cicliche dove cioè si ripetono dei meccanismi ogni volta un po’ diversi, finito il ciclo tu ci stai male come un cane bastonato, impari qualcosa in più su di te e ricomincia il ciclo. Queste finiscono quando d’un tratto arriva un agente esterno che fa capire a uno dei due che una relazione con così tanta sofferenza non ha senso. Ma lo capisce solo uno dei due, l’altro soffre come un cane agonizzante investito da un tir.

Quindi niente. Io non solo non ci capisco un cazzo ma non ci provo neanche a chiuderne una perché no, scusate, non so come si fa.

Io ti penso anche dopo anni.
Ho qualcosa da dirti anche dopo anni.
Voglio sapere come stai anche dopo anni.
Come si sta senza di me dopo anni?

Venti Quattro Sedici

Non ho mai amato le poesie.
Le frasi sì, molte le sento mie. Poi, però, passa.
Anche quando ho scelto cosa tatuarmi addosso ho pensato a una frase. Poi mi sono detta “Ok, ma quanto durerà? Per quanto la sentirò mia?”. E quindi niente, alla fine ho tatuato il Teorema di Pitagora.

Ho scoperto che l’amore per le poesie è in parte non ricambiato e in parte impossibile da condividere.
Sono frasi, pezzi che entrano dentro, che non hanno senso separatamente.
Sono parole dette da altri che ti stanno bene addosso.

È un amore un po’ stupido. Che non avevo mai provato.

E che sicuramente passa. Come passano le situazioni.

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Sedici Tre Sedici

Ieri sera ho pregato.
Io, che vado a Messa solo a Natale per tradizione.
Io, che trovo i discorsi più colorati se blasfemi.
Io, che ho sempre rinnegato.

Lunedì, per cose di lavoro, sono andata a casa di questi 5 ragazzi stranieri che da due mesi non riuscivano a risolvere un problema abbastanza banale.
Ho detto “Domani torno con la soluzione”.
Il giorno dopo sono tornata. Con la soluzione.
“God bless You” è stata la frase più sentita quel giorno.
“Ieri sera abbiamo pregato Dio dicendo ‘Dio, ti prego, fai che Margherita non sia come tutti gli altri che promettono e non mantengono. Dio, ti prego, fai che Margherita domani arrivi con buone notizie'”.
Che gentili.
“Stasera preghiamo per te. Ogni giorno preghiamo per due ore. Stasera preghiamo per te. Tu pregherai per noi?”
Certo.
Non so se c’è un Dio, se c’è una Forza, se c’è qualcuno che gestisce il giro lassù.
So solo che 5 ghanesi picchiati in Libia e lontani dalle loro famiglie si meritano tutte le preghiere che posso dire.

“Hai visto? Dio è grande, Dio esaudisce le nostre preghiere.”
Certo.
Aiuta anche ascoltare, alzarsi presto e mantenere le promesse. Ma questo me lo tengo per me.

Ventotto Due Sedici

Non è una questione di tempo, vediamo come va e basta.
Vediamo se in una storia ci si incastra, vediamo chi per primo lascia.

La mia principessa Disney preferita è sempre stata Aurora, La Bella Addormentata.
Non per i capelli biondi e con una piega perfetta. Adoro i miei, castani e ricci.
Non per il principe Filippo. Mio fratello si chiama Filippo e credo mi abbia svegliata solo una volta (tra l’altro in malo modo, come è tipico tra fratelli piccoli).

Abbiamo senso a nostro modo
l’amore esiste in natura, la coppia è un’invenzione dell’uomo.

Forse negli anni Aurora è diventata un po’ un modello. Del resto lei ha un problema (il fuso che la addormenta) e dorme finché altri non lo risolvono. Cioè questa, quando si sveglia, si ritrova uno che la ama, che ha ucciso un drago per lei, con tutti che la adorano senza manco conoscerla.
È la principessa che fa meno in assoluto. Biancaneve almeno scappa, Aurora vive felice e tranquilla. Si innamora. Qualcuno le dice “Oh bella de zia, sei una principessa ma vivevi qua in sta baracca perché ti volevano morta”. Lei piange. Poi tocca il fuso. Dorme. Si risveglia ed è tutto a posto.

Sai di che sono convinto?
Che un sacco di gente là fuori sogna cose che non esistono
e ha aspettive altissime
da cui poi si lanciano e si feriscono.

Forse ha ragione lei. Ci sono cose che non puoi combattere.
Come quando una strega cattiva decide che a 16 anni toccherai un fuso.
Come quando uno ti dice che non funzionerete quando tu sei convinta del contrario.

Diamoci il bene, non le frustrazioni
consolazioni
perché tanto si soffre comunque soli,
chiunque trovi.
Tu che vuoi, più che puoi, realizzarti con le relazioni.

Forse non ha ragione lei. Ci sono cose che si possono combattere.
Come la paura.

Le cose che andavano urlate, io le ho sempre scritte.

Forse non ha ragione lei. Ci sono cose che si possono combattere.
In due.

Io ti voglio più di qualunque paura.

Me ne sono andata prima di mezzanotte, come Cenerentola.
SPOILER: se perdi una scarpa o una speranza, nessun principe ti cercherà per ridartela.

Ci sono addii non detti che avresti voluto fossero arrivederci risonanti.